Direttiva europea copyright: internet è salvo (per adesso)

La direttiva europea copyright che aveva fatto oscurare Wikipedia è stata bocciata ed internet ha visto momentaneamente allontanarsi la scure dalla propria testa.

La votazione della direttiva europea copyright

Mezza Europa era in rivolta ma neppure la lettera scritta dai padri del web (Tim Berners-Lee e Vint Cerf) al presidente dell’Europarlamento poteva dare certezze sull’esito della votazione.

Internet ce la fa ma per un soffio: la direttiva europea copyright spacca letteralmente l’assemblea plenaria di Strasburgo e viene bocciata con 318 no (51%), 278 si (44%) e 31 astenuti (5%).

Andando a vedere le fazioni politiche sembra che l’unica certezza provenga dai Popolari, tutti favorevoli; gli altri, con voti spaccati, sembrano essere usciti dalla propria linea di partito per pensare con la propria testa.

La volontà è stata quella di riaprire i negoziati per modificare e migliorare gli articoli 11 e 13 che tanto avevano fatto parlare di loro.

Il voto degli europarlamentari italiani

Gli europarlamentari presenti durante la votazione erano 55, gli assenti 19.

Accanto al Movimento 5 stelle (11) ed alla Lega (4), nemici giurati della direttiva europea copyright, si sono schierati SVP (1), Sinistra Italiana (1), Indipendenti/verdi (3), Possibile (1), Articolo 1 (2) ed 8 componenti del Partito Democratico.

Tra i sostenitori c’erano: conservatori e riformisti (1), AP (1), Forza Italia (6) e 15 componenti del partito democratico.

Quello che salta subito agli occhi è la forte crisi ancora presente all’interno del Partito Democratico, l’unico a spaccarsi anche durante la votazione.

Cosa accade adesso

La direttiva europea copyright approvata il 20 giugno è definitivamente morta. Questa sarà rivista in commissione, parlamento ed infine in assemblea per modificare i punti più criticati della legge (primi tra tutti l’articolo 11 ed il 13).

Con esito positivo la nuova legge sul copyright avrebbe visto la sua adozione già nella primavera del 2019; con il risultato attuale invece tutti i tempi si allungano, soprattutto a causa delle votazioni europarlamentari del 2019 che potrebbero stravolgere la fisionomia dell’assemblea stessa.

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