Droni: continua la “guerra” tecnologica tra Cina e Usa

La competizione tecnologica sui droni iniziata da Amazon nel 2013 continua a offrire spettacolo.

Era il 2013 quando Amazon ideò Prime Air, un progetto che prevedeva l’uso di droni per effettuare consegne a domicilio in poco tempo.

Da allora le cose sono molto cambiate…

Nell’agosto 2016, mentre Prime Air era ancora in fase di sperimentazione, oltreoceano JD.com spediva via drone già 1600 pacchi al giorno, generando in soli 3 mesi 150 mila consegne nelle campagne circostanti.

I velivoli utilizzati avevano una dimensione di 80 cm, erano dotati di 40 km di autonomia e potevano trasportare merci con un peso non superiore a 10 Kg.

I prodotti, al contrario di quanto progettato dal suo competitor, venivano consegnati in centri di distribuzione locali al costo di $1.

La risposta di Amazon è arrivata nel 7 dicembre 2016, quando il sito americano ha effettuato la sua prima consegna aerea con successo.

Il drone trasportava una tv box e un sacchetto di pop corn, ha portato a termine l’ordine in 13 minuti e si è librato a 400 piedi da terra prima di atterrare nel giardino del signore di Cambridge che aveva effettuato l’ordinazione.

I quadricotteri disponibili per i test sono 3, hanno un’autonomia di 80 Km e sono capaci di trasportare prodotti con un peso non superiore a 2,6 Kg.

Perché Amazon ha scleto il Regno Unito per i propri test invece degli USA?

La principale motivazione è ricercabile nelle rigide restrizioni della Federal Aviation (Faa) presenti nel suolo Americano che tutelano la sicurezza dei cittadini ed obbligano a mantenere i droni nel raggio visivo del pilota.

Nel 2016, la legge più problematica è stata modificata consentendo il volo ai droni aderenti al sistema Latas, programma che previene collisioni grazie a controlli di volo automatici.

Gli sviluppi

Il 2017 ha prodotto importanti progressi per entrambi i competitor.

Dal lato Americano a Febbraio è stato depositato il brevetto per consegne con il paracadute: il pacco viene sganciato dall’alto e monitorato poi dal drone a distanza.

In caso di deviazioni di traiettoria, dovute ad esempio a condizioni atmosferiche particolari, il quadricottero è stato progettato per inviare al pacco un messaggio contenente il comando di aprire il paracadute, l’ipersostentatore o l’aria compressa che gli consentiranno di atterrare nel punto esatto previsto per la consegna.

Dal lato Cinese invece JD. Com stà progettando il decollo di una flotta di superdroni con caratteristiche mai sperimentate prima.

I superdroni sono formati da 3 rotori e sono in grado di trasportare fino ad 1 tonnellata per 250 Km.

La provincia di Shaanxi ha già autorizzato il sito e-commerce a percorrere centinaia di rotte a bassa quota, per un totale di 9.000 Kmq.

Nella fase iniziale del test i droni verranno utilizzati soprattutto dai contadini della zona per consegnare prodotti freschi a Jd.com, senza dover dipendere dalle strade trafficate e dissestate, spesso impraticabili.

Questo superdrone rappresenta una momentanea vittoria tecnologica della Cina sugli Usa ma è ancora presto per dichiarare chiusa questa battaglia.

Come risponderà il colosso Americano?

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