Google fa pagare chi non disattiva Ad Block

L’azienda di Mountain View sta testando un meccanismo che permetterà agli editori nei propri siti di mandare un messaggio agli utenti che utilizzano Ad Block. Google sempre più connesso con gli utenti, come con l’implementazione della scheda personale.

Gli utenti potranno poi scegliere di disabilitare l’estensione o in alternativa pagare per togliere gli annunci.

Nuove leggi per la pubblicità

Notizia di pochi giorni fa. Google progetta di implementare un proprio sistema di blocco delle ads dentro al browser.

Gli editori potranno personalizzare i messaggi da proporre agli utenti che utilizzano Ad Block.

Gli utenti poi saranno invitati a disattivare l’estensione o pagare per ottenere la rimozione degli annunci dalla pagina.

La funzione , chiamata “Funding Choises”, è stata resa disponibile in Nord America, Regno Unito, Germania, Australia e Nuova Zelanda.

Ad Block e gli utenti : Le persone non gradiscono le pubblicità

L’estensione gratuita per browser per bloccare le pubblicità è usatissima.

Nel 2016 Ad Blocker Plus ha dichiarato più di 100 milioni di utenti attivi nel mAd Blockondo.

Fin dalla sua uscita, l’estensione ha scatenato grandi polemiche. Grazie a queste novità i creatori di contenuti web, sia grandi che piccoli, potranno permettersi di continuare a lavorare grazie al sostegno della pubblicità online.

La colpa di chi è? Utenti troppo noiosi o ads troppo aggressive?

Il problema è nel mezzo.

Seppur possa essere obiettabile che le pubblicità siano troppo invadenti e aggressive va anche detto che tramite remarketing e targeting mirato, agli utenti vengono mostrati solo annunci pertinenti alle loro ricerche o a cosa stanno vedendo.

Spesso le persone tendono a considerare tutte le pubblicità, anche le più discrete e meno fastidiose come il male. Con questa mossa Google cerca di ridare importanza alle ads e sopratutto sfatare questo luogo comune.

Ultimo fattore da tenere di conto è che il web è libero e di facile fruizione. Pensiamo alla televisione. Li ci becchiamo 2-3 minuti di pubblicità, non saltabile e sopratutto nei momenti clou.

Diamo più importanza alle ads e facciamo vivere i creatori di contenuti.

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